
di Gianni Da Re Lombardi
Sommario
Cos’è il quarto chakra Anahata
Anahata è il quarto chakra del sistema energetico yogico. Si trova all’altezza del centro del petto, in corrispondenza del plesso cardiaco, ed è considerato il punto di incontro tra i tre chakra inferiori — legati alla terra, all’acqua e al fuoco — e i tre superiori, orientati verso la dimensione spirituale. Non è un caso che si trovi esattamente a metà: Anahata è il ponte.
Il nome sanscrito significa “suono non percosso”, ovvero il suono primordiale che esiste senza causa, senza che nulla lo abbia prodotto. Un suono che è sempre là, anche quando non lo sentiamo. Questa è la natura dell’amore incondizionato: non dipende da nessun evento esterno, non si spegne e non si esaurisce.
Significato del nome e simbolo

Il simbolo di Anahata è un fiore di loto a dodici petali di colore verde smeraldo o rosa. Al suo interno si trovano due triangoli sovrapposti che formano una stella a sei punte, la Stella di Davide o Shatkonā: un triangolo punta verso l’alto (energia maschile, fuoco, ascesa) e uno verso il basso (energia femminile, acqua, radicamento). La loro unione rappresenta l’equilibrio tra forze opposte — dare e ricevere, il sé e l’altro.
Al centro della stella si trova la sillaba bija YAM, il mantra seme del chakra. I dodici petali corrispondono a dodici stati emotivi: amore, gioia, pace, empatia, armonia, comprensione, perdonare, chiarezza, benevolenza, unità, compassione e purezza.
Per approfondire
Per una panoramica completa del sistema energetico yogico, vedi la nostra guida ai 7 chakra.”
Posizione, colore ed elemento
- Posizione: centro del petto, sterno.
- Colore: verde (in alcune tradizioni rosa).
- Elemento: aria.
- Senso associato: il tatto.
- Ghiandola endocrina: timo.
- Pianeta: Venere.
Quarto chakra in equilibrio e fuori equilibrio
Il chakra governa la nostra capacità di amare — noi stessi e gli altri. Ma non solo: regola anche la capacità di ricevere amore, di perdonare, di mantenere confini sani nelle relazioni. Un Anahata in armonia si sente nel corpo come una sensazione di apertura, calore e leggerezza nel petto.
Segnali di apertura e blocco
Quando è aperto e bilanciato, la persona vive relazioni autentiche, prova empatia senza perdersi nell’altro, sa dare senza esaurirsi e ricevere senza dipendere. C’è una qualità di calore che si irradia in modo naturale.
Quando il chakra è bloccato o contratto, possono emergere:
- difficoltà a fidarsi e ad aprirsi emotivamente
- tendenza all’isolamento o, al contrario, relazioni fusionali e dipendenti
- rancore, incapacità di perdonare, risentimento cronico
- sensazione di chiusura o peso al petto
- problemi fisici legati al cuore, ai polmoni o alla zona delle spalle
Un eccesso di energia in Anahata può invece portare a sacrificarsi costantemente per gli altri, perdendo di vista i propri bisogni.
Il legame con le emozioni e le relazioni
Nelle tradizioni yogiche il cuore non è solo la sede dell’amore romantico: è il centro della compassione universale (karuna) e della gioia pura (mudita). Lavorare su Anahata significa imparare a rimanere aperti anche quando si è stati feriti — non per ingenuityà, ma per scelta consapevole.
Sul piano fisico, la tradizione yogica associa il quarto chakra al cuore, ai polmoni, alle spalle, alle braccia e alle mani. Non è raro che tensioni croniche in queste zone siano legate a una difficoltà emotiva di apertura.
Come aprire e riequilibrare il quarto chakra
La pratica yogica offre strumenti precisi per lavorare sul chakra. Non basta un’unica tecnica: l’approccio più efficace combina movimento (asana), respiro (pranayama), suono (mantra) e concentrazione interiore (meditazione e mudra).
Le asana per Anahata
Le posizioni che aprono il petto e le spalle sono le più indicate per stimolare il quarto chakra. Ecco le principali:

Bhujangasana (Cobra): apre il petto e la colonna, stimola direttamente la zona del cuore. Sdraiati a pancia in giù, mani sotto le spalle, gomiti vicino al corpo. Inspira e solleva il busto usando i muscoli della schiena più che la forza delle braccia — le braccia assistono, non spingono.
Il petto si apre verso l’alto, il collo rimane lungo. Tieni per 5 respiri, poi scendi con un’espirazione. Controindicazione: da evitare in caso di ernie lombari acute o gravidanza avanzata.

Ustrasana (Cammello): retroflessa intensa che espande tutto il fronte del corpo. In ginocchio con le anche in linea sulle ginocchia, porta le mani ai talloni (o alle anche se la versione completa è troppo intensa).
Apri il petto verso il soffitto, lascia che la testa segua solo se il collo è a suo agio. Tieni per 3–5 respiri. Chi sente pressione alla schiena bassa può restare con le mani alle anche.
Controindicazione: da evitare in presenza di ipotensione marcata o lesioni al ginocchio

Anahatasana (Posa del cuore fuso): posizione dolce a terra, perfetta per chi sente il petto contratto. Parti in quadrupedia, poi fai scivolare le mani in avanti tenendo le anche sopra le ginocchia.
Il petto scende verso il tappetino, la fronte o il mento si appoggiano a terra. Non è una flessione della colonna ma un cedimento del petto per gravità — nessuna forzatura.
Mantieni per 1–3 minuti respirando nel petto. È la postura ideale per iniziare a lavorare su Anahata se si è alle prime armi.
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Urdhva Mukha Svanasana (Cane a testa in su): ottima nelle sequenze di vinyasa per mantenere l’apertura in movimento. Da prona, spingi il pavimento con il dorso delle mani, raddrizza le braccia e solleva il busto e le cosce da terra — solo le mani e i piedi toccano il tappetino.
Il petto spinge in avanti, le spalle si allontanano dalle orecchie.
Si tiene per 1–3 respiri nel flusso della sequenza. Controindicazione: da evitare in caso di tunnel carpale o polsi sensibili.

Matsyasana (Pesce): apre la gola e il petto, stimola il timo.
Sdraiato sulla schiena, porta i gomiti sotto il corpo e solleva il petto verso l’alto lasciando che la testa si appoggi delicatamente al tappetino (o rimanga sollevata se il collo è sensibile).
Il peso è sui gomiti, non sulla testa. Tieni per 5–8 respiri profondi, sentendo il petto espandersi a ogni inspirazione.
Controindicazione: da evitare in caso di problemi cervicali o pressione alta.

Gomukhasana (Testa di Vacca): lavora sulle spalle e sullo spazio interscapolare, zona spesso contratta in chi ha difficoltà a “aprirsi”.
Seduto, porta un braccio sopra la testa piegando il gomito verso il basso e l’altro sotto piegando il gomito verso l’alto, cercando di agganciare le dita (o usa una cinghia se non ci arrivi).
Mantieni il petto aperto e le spalle lontane dalle orecchie. Tieni per 5 respiri per lato. Chi ha spalle rigide può limitarsi a portare le braccia in posizione senza tentare l’aggancio
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Tutte queste posizioni vanno praticate con respiro lento e consapevole, lasciando tempo al corpo di cedere nella postura senza forzare.
Il mantra del quarto chakra (YAM)
Il bija mantra di Anahata è YAM (si pronuncia “yam” con la a lunga). Recitarlo, anche mentalmente durante la pratica, sintonizza l’attenzione sull’area del cuore e amplifica gli effetti delle asana.
Come usarlo: siediti in una posizione comoda con la colonna eretta. Porta le mani al centro del petto in Anjali Mudra. Inspira profondamente, ed esala emettendo il suono YAM in modo prolungato. Ripeti per 5–10 respiri, sentendo la vibrazione nel petto.
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Mudra per il chakra del cuore
I mudra sono gesti delle mani che orientano il flusso energetico nel corpo. Per Anahata i più utilizzati sono:

Hridaya Mudra: piega l’indice verso il pollice e porta il medio e l’anulare a toccare la punta del pollice, il mignolo resta teso. Favorisce il rilascio di tensioni emotive accumulate nel cuore.
Anjali Mudra: mani giunte al centro del petto. È il mudra della connessione, dell’incontro tra sé e l’altro. Viene usato all’inizio e alla fine della pratica.


Padma Mudra: le mani formano un fiore di loto aperto davanti al petto. Simbolo di apertura e purezza del cuore.
Scopri cosa sono i mudra delle mani, come funzionano secondo la tradizione yogica e la scienza moderna, e quali sono i più importanti da conoscere.
Meditazione sul quarto chakra
Una pratica semplice ed efficace: siediti con la schiena dritta, occhi chiusi. Porta l’attenzione al centro del petto. Visualizza una luce verde smeraldo che si espande a ogni inspirazione e si fa più luminosa a ogni espirazione.
Dopo qualche respiro, chiedi interiormente: “Cosa devo lasciare andare per aprire il cuore?”. Non cercare una risposta mentale — lascia che la sensazione emerga da sola. Rimani con essa per qualche minuto, poi porta la luce verde a espandersi oltre il tuo corpo, verso chi ti è vicino, verso chiunque.
Anche una pratica di 10 minuti al giorno su questo centro può portare cambiamenti percepibili nel giro di qualche settimana.
Pranayama per Anahata
Il respiro è l’elemento dell’aria, l’elemento di Anahata. Lavorare sul respiro è lavorare direttamente sul chakra del cuore.
Nadi Shodhana (respirazione a narici alternate): bilancia le due correnti energetiche, crea stabilità e apertura.
Respiro del cuore: inspirazione lunga portando il respiro al petto (non all’addome), trattenuta breve, espirazione lenta con sensazione di rilascio ( con l’intento di abbandonare e evaporare le sensazioni pesanti). Si usa nelle sequenze yin o nelle pause tra le posture.
Il quarto chakra nella tradizione yoga
Anahata nel sistema dei sette chakra
Divinità associate: Vayu (il dio del vento) e Isha (una forma di Shiva). L’animale simbolico è l’antilope, che incarna la leggerezza e la velocità. La luce dorata Anahata Nada rappresenta la scintilla dell’anima individuale (jivatman).
Nella prospettiva dello Hatha Yoga, Anahata è il luogo dove risiede il Jivatman — l’anima individuale — ed è qui che il praticante avanzato può sperimentare il suono interiore primordiale (Anahata Nada) attraverso la meditazione profonda. Questa descrizione compare già nello Shiva Samhita, testo classico del Hatha Yoga, che dedica ad Anahata una trattazione specifica come sede della coscienza individuale e porta verso la liberazione.
Il collegamento con gli altri chakra
Anahata non lavora da solo. La sua apertura dipende in parte dalla stabilità dei chakra inferiori: è difficile aprire il cuore se non ci si sente sicuri (Muladhara), se non si è in pace con i propri desideri (Svadhisthana) o se manca l’autostima necessaria a stare in relazione senza perdersi (Manipura).
Un percorso consapevole lavora sempre sulla colonna vertebrale dal basso verso l’alto. Se hai già lavorato sul terzo chakra, il lavoro su Anahata sarà più accessibile e i risultati più stabili.
Cristalli e colori per il quarto chakra
Il colore di Anahata è il verde smeraldo, associato alla crescita, alla guarigione e al rinnovamento. In alcune scuole — soprattutto nel lavoro con i cristalli di derivazione occidentale — viene affiancato dal rosa, colore dell’amore compassionevole e del perdono.
Lavorare con i cristalli è una pratica complementare: si posizionano sul centro del petto durante la meditazione o il rilassamento finale (savasana), lasciando che la loro energia supporti l’apertura del chakra.
I cristalli per aprire e guarire il cuore
I cristalli più usati per Anahata, ciascuno con una qualità specifica:

Quarzo rosa — il cristallo dell’amore incondizionato. Morbido, rassicurante, indicato per chi ha vissuto ferite emotive o difficoltà a ricevere affetto
Malachite — potente cristallo di trasformazione. Aiuta a portare in superficie emozioni bloccate e a lasciarle andare. Va usato con gradualità


Tormalina verde — protezione e radicamento del cuore. Aiuta a restare aperti senza perdere i propri confini.
- Rodonite — perdono e riconciliazione. Particolarmente indicata per lavorare su rancori vecchi o relazioni difficili.

Come usare i cristalli nella pratica

Sdraiati in savasana, posiziona il cristallo scelto al centro del petto.
Chiudi gli occhi, porta l’attenzione al respiro e lascia che il peso del cristallo ti ricordi dove si trova il tuo centro.
Anche cinque minuti in questa posizione, con il mantra YAM ripetuto mentalmente, sono sufficienti per sentire un effetto.
Domande frequenti sul quarto chakra
Qual è il colore del quarto chakra?
Il verde smeraldo è il colore principale di Anahata, associato alla crescita, alla guarigione e all’armonia. In alcune scuole tantriche e nel lavoro con i cristalli viene associato anche al rosa, colore dell’amore compassionevole.
Come si capisce se il quarto chakra è bloccato?
ComI segnali più comuni sono: difficoltà a fidarsi, sensazione cronica di peso o chiusura al petto, incapacità di perdonare, relazioni ripetutamente difficili. Sul piano fisico possono comparire tensioni alle spalle, problemi respiratori ricorrenti o tachicardia ansiosa.e si capisce se il quarto chakra è bloccato?
Qual è il mantra del chakra del cuore?
Il mantra bija è YAM. Va intonato o ripetuto mentalmente durante la meditazione o la pratica delle asana, portando l’attenzione al centro del petto.
Quali cristalli si usano per Anahata?
I cristalli più indicati per Anahata sono il quarzo rosa (amore incondizionato, indicato per chi ha vissuto ferite emotive), la malachite (trasformazione e rilascio di emozioni bloccate), l’avventurina verde (leggerezza e pace nelle relazioni), la rodonite (perdono e riconciliazione) e la tormalina verde (apertura con protezione dei confini personali). Si posizionano al centro del petto durante la meditazione o in savasana.
Quante asana bisogna fare per aprire il quarto chakra?
Non esiste un numero preciso. L’approccio più efficace è una pratica regolare (anche breve — 15–20 minuti) che combini due o tre aperture del petto con il mantra YAM e qualche minuto di meditazione sul cuore. La costanza conta più della durata della singola sessione.
Qual è la differenza tra quarto chakra e chakra del cuore superiore?
In alcune scuole yogiche contemporanee si distingue tra Anahata (il cuore del corpo, livello individuale) e un “chakra del cuore superiore” (Hrit o Ananda Kanda) collocato poco sopra, associato alla dimensione transpersonale. Nella mappatura classica a sette chakra questa distinzione non è presente: Anahata è il quarto e unico chakra del cuore.
Conclusione: aprire il cuore è un atto di coraggio
Lavorare su Anahata non significa diventare ingenui o vulnerabili. Significa scegliere di restare aperti anche dopo essere stati feriti — e questa è forse la pratica più difficile e più trasformativa di tutto il percorso yogico.
Il chakra del cuore non si apre una volta sola. Si apre ogni giorno, con ogni respiro consapevole, con ogni postura che allarga il petto, con ogni momento in cui scegliamo la compassione invece del giudizio. È un lavoro continuo — e proprio per questo, non smette mai di dare frutti.
Autore
Gianni Da Re Lombardi – Insegnante Yoga, ha collaborato per cinque anni con Yoga Journal edizione italiana. Successivamente si è trasferito in Versilia dove insegna Yoga e si occupa del blog Benzina Zero, dedicato alla mobilità urbana.
Autore di fumetti da giovane, poi copywriter pubblicitario in agenzie di pubblicità e direct marketing a Milano, consulente di e-commerce, segretario generale dell’Art Directors Club Italiano e dell’Interactive Advertising Bureau capitolo italiano. Insegnante Yoga, ha collaborato per cinque anni con Yoga Journal edizione italiana. Successivamente si è trasferito in Versilia dove insegna Yoga e si occupa del blog Benzina Zero, dedicato alla mobilità urbana.



