
Svadhisthana, il secondo chakra: significato, simbolo e asana
di Gianni Da Re Lombardi
Svadhisthana è il secondo chakra, chiamato anche chakra sacrale. Il nome sanscrito unisce sva, “sé”, e adhisthana, “dimora”: è “la propria dimora”. Si trova nel basso ventre, all’altezza dell’osso sacro, e nella tradizione yogica governa l’elemento acqua, le emozioni, il piacere, la sessualità e la creatività. Il suo colore è l’arancione, il suo mantra è VAM.
In questa guida trovi il significato di Svadhisthana, dove si trova, il suo simbolo, i segnali di squilibrio e le asana per riequilibrarlo. Svadhisthana è il secondo dei 7 chakra: viene dopo Muladhara e prima di Manipura.
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Svadhisthana in breve
- Significato: Luogo del sé — “la propria dimora”
- Altri nomi: secondo chakra, chakra sacrale
- Colore: Arancione (nei testi tantrici il loto è vermiglio)
- Elemento: acqua
- Localizzazione: Basso ventre, all’altezza dell’osso sacro, alla radice degli organi genitali
- Temi emotivi: Relazioni personali e sociali, sessualità, gusto, dipendenze psicofisiche
- Simbolo: Loto a 6 petali, in cui è disegnata una falce di luna, simbolo dell’elemento acqua. Spesso vi è rappresentato un coccodrillo o il mostro marino Makara, veicolo di Varuna
- Bija-Mantra:VAM
- Animale: Il coccodrillo, oppure il mostro marino Makara
- Divinità: Vishnu, Rakini
- Sistemi corporei: Organi sessuali, lingua, reni, vescica
- Organo di senso: Gusto
Significato di Svadhisthana: il chakra della creatività
Svadhisthana è il chakra della creatività, del piacere e della sessualità. Da questo chakra parte l’espansione della personalità, ma anche la necessità di un contatto creativo, quindi anche sociale, con gli altri. Un contatto creativo può andare da qualcosa legato al quotidiano come condividere il cibo, magari dopo averlo procurato o preparato insieme, fino ad avere un figlio. Da qui l’importante collegamento fra il sesso, lo sviluppo della personalità e la creatività in tutte le sue forme.
Dove si trova il secondo chakra
Svadhisthana si trova molto vicino a Muladhara, con cui condivide parte della sua giurisdizione fisica e spirituale. Se Muladhara sta fra l’ano e i genitali, Svadhisthana si trova alla radice degli organi genitali, all’altezza dell’osso sacro: da qui il nome “chakra sacrale”. Alcune tradizioni situano Svadhisthana un po’ più su, fra i genitali e l’ombelico, nello spazio fra l’osso pubico e il coccige. L’area comunque è sempre quella. Nella pratica, per concentrarti su questo chakra porta l’attenzione al basso ventre, circa quattro dita sotto l’ombelico.
Svadhisthana e l’inconscio
Per la sua vicinanza a Muladhara e agli organi sessuali, Svadhisthana è associato anche all’inconscio e alle emozioni, cioè i potentissimi motori e influenzatori della creatività e della personalità. Qui riposa, dormiente, il karma delle vite passate, sempre pronto a risvegliarsi. I suoi semi, quando germogliano, spontaneamente oppure perché stimolati, ci inducono a realizzare quello che è scritto nel nostro passato oppure a subirne le conseguenze positive o negative. Il karma può essere assimilato e comprendere il nostro inconscio, cioè la memoria non consapevole, o parzialmente consapevole, di tutto quello che abbiamo vissuto, visto, ascoltato o toccato nella nostra vita a cui si aggiungono emozioni istintive, tempeste ormonali, reazioni di sopravvivenza sepolte nel nostro codice genetico o ereditate dalle generazioni precedenti.
L’Occidente ha dato un nome all’inconscio tra Ottocento e Novecento, con Sigmund Freud; circa duemila anni prima Patañjali descriveva negli “Yoga Sutra” i samskara, le impressioni latenti lasciate dalle esperienze, che orientano le nostre azioni senza che ce ne accorgiamo.
Egli infatti ha descritto nel “Sadhana Pada” (Libro della Pratica), il ruolo del karma e dei klesha – le cinque “afflizioni” della mente che secondo Patañjali sono all’origine della sofferenza: ignoranza (avidya), egoità (asmita), attaccamento (raga), avversione (dvesha) e paura della morte (abhinivesha) — nello stato di malessere e tensione tipico della condizione umana. nello stato di malessere e tensione tipico della condizione umana. L’inconscio, ovvero uno dei componenti fondamentali del karma, è uno dei principali motori delle nostre azioni, che spesso sono più al di fuori del nostro controllo di quanto amiamo credere.
L’elemento acqua: emozioni, piacere e sessualità
Svadhisthana, anche per la vicinanza con i reni e gli organi sessuali, è associato all’acqua: il suo ciclo vitale e il suo ruolo nella riproduzione e la continuazione della vita. Come l’acqua, è il chakra della fluidità: delle emozioni che scorrono, del piacere, della capacità di adattarsi e di cambiare. Svadhisthana, nel percorso spirituale, è un chakra critico, perché è l’area dei desideri sessuali che lo yoga invita a riconoscere e a trasformare in energia creativa, più che a reprimere.
Oltre che con gli organi sessuali, questo chakra è associato anche con la lingua e il gusto, fortemente coinvolti con il piacere e la sessualità, oltre che con l’alimentazione. Ulteriori organi associati con Svadhisthana sono i testicoli per gli uomini e le ovaie per le donne. Si tratta degli organi che producono gli spermatozoi e gli ovuli, rispettivamente, quindi i produttori delle vite future per tramandare il codice genetico, che può essere considerato una forma di registrazione e trasmissione del karma degli antenati.
Creatività e poteri: il chakra degli artisti
Svadhisthana, inoltre, è il chakra degli artisti che in genere sublimano, o cercano di sublimare, nell’espressione artistica una forte vitalità creativa. Si tratta degli artisti che sono più facilmente coinvolti o affascinati dalla conoscenza e gestualità del corpo: scultori, pittori, attori, ballerini, coreografi.
.Secondo la tradizione tantrica e dello Hatha Yoga, la meditazione su Svadhisthana consente di ottenere poteri soprannaturali, fra cui abilità di parola e convincimento, e il trionfo sui nemici. Questi poteri, analogamente alla sessualità, possono essere una distrazione nell’evoluzione spirituale perché l’adepto potrebbe essere indotto a utilizzarli in modo improprio. Per esempio, per arricchimento personale, narcisismo ed esibizionismo, o acquisire ascendente sulle altre persone.
La tentazione di tali poteri ha indotto alcuni grandi yogi a perseguire il successo terreno. Questo può avvenire perché evoluzione spirituale, illuminazione e benessere psicofisico non sono traguardi permanenti, bensì equilibri dinamici che devono essere mantenuti nel tempo, e che imprevisti possono modificare o turbare.
L’equilibrio spirituale
Il grande maestro può soccombere alle continue tentazioni generate dal suo ruolo. Allo stesso modo il praticante di yoga che mantiene la calma di fronte a tutti i piccoli incidenti della vita, può comunque perdere la testa o cedere al panico di fronte a un incidente di portata superiore al normale.
È umano e lo yoga può aiutare a superare molte difficoltà della vita, ma nessuno garantisce di poterle superare tutte con l’indifferenza che sarebbe auspicabile. L’equilibrio spirituale è un equilibrio, quindi se non ha basi estremamente solide, può durare solo un istante, oppure si può perdere periodicamente.
Il simbolo del secondo chakra

Il simbolo di Svadhisthana è un loto a sei petali. Su ogni petalo è scritta una sillaba sanscrita: bam, bham, mam, yam, ram, lam.
Al centro c’è una falce di luna bianca, il segno dell’elemento acqua, e sopra di essa il Makara, creatura marina simile a un coccodrillo, cavalcatura del dio delle acque Varuna.
Sul Makara è posta la sillaba-seme VAM.
Le divinità del chakra sono Vishnu, il dio che conserva l’universo, e la sua energia Rakini, una dea a due o quattro braccia. Insieme rappresentano la forza che mantiene e nutre la vita.
Secondo chakra bloccato: i segnali
Nella tradizione yogica, quando Svadhisthana è in squilibrio l’acqua “ristagna” oppure “straripa”. Si tratta di letture simboliche, non di diagnosi: in caso di disturbi persistenti rivolgiti al medico.
- Quando è chiuso: rigidità emotiva, difficoltà a provare piacere o a lasciarsi andare, senso di colpa verso il corpo e la sessualità, blocco creativo, tensione nel bacino e nella zona lombare.
- Quando è in eccesso: emozioni che travolgono, ricerca continua di piacere, tendenza alle dipendenze (cibo, relazioni, sostanze), difficoltà a porre confini.
Le pratiche che seguono lavorano sull’uno e sull’altro squilibrio: aprono il bacino e insieme radicano.
Asana per il secondo chakra
Questi sono asana specifici per il II chakra. Vanno praticati concentrando la mente su Svadhisthana. Nella posizione si può anche praticare Mula Bandha (descritto nell’articolo su Muladhara)..
1. Parivrtta Trikonasana (Posizione del triangolo ruotato)

Per praticarla occorre eseguire correttamente Trikonasana (Posizione del Triangolo) e avere una buona flessibilità della colonna vertebrale nelle torsioni.
Dalla posizione in piedi con le gambe divaricate, ruota il piede destro in fuori e il bacino verso la gamba destra.
Allunga il busto in avanti e, ruotando, porta la mano sinistra verso il piede destro; il braccio destro sale verso il soffitto.
Si può rendere la posizione più profonda poggiando a terra la mano esterna al piede (a sinistra la mano destra e viceversa), oppure poggiare la mano interna al piede, andando verso il centro se la torsione è troppo difficile
Eseguita con la mano oltre il piede, richiede grande equilibrio, forza fisica, flessibilità e controllo (come per gestire le tentazioni di eccessi sessuali o alimentari).
2. Utthita Parsvakonasana (Posizione estesa ad angolo)

Richiede flessibilità e forza nelle gambe, nel busto e nelle spalle.
Nella posizione completa, la mano poggia a terra dietro al piede corrispondente.
Si può esplorare la variante con la mano davanti al piede, leggermente diversa. Il braccio sollevato è in linea con la gamba tesa e il fianco corrispondente.
Si può alleggerire la posizione tenendo il braccio verticale. Ulteriore facilitazione: appoggiare il gomito sul ginocchio corrispondente, invece di appoggiare il palmo a terra. →
Guida completa: Parsvakonasana, la posizione ad angolo laterale.
3. Virasana (Posizione dell’Eroe)

Questa postura è descritta nella “Hatha Yoga Pradipika” e nella “Gheranda Samhita” in modo un po’ diverso da come viene comunemente eseguita oggi, cioè seduti a terra tra i talloni, con le ginocchia unite e i piedi ai lati dei fianchi (stare seduti sui talloni è invece Vajrasana).
L’esecuzione antica, invece, prevede di sedere su un piede, mentre l’altro piede viene tenuto nel mezzo loto, appoggiato sulla coscia opposta.

Per essere confortevole richiede confidenza con Padmasana (Posizione del Loto), oltre a grande flessibilità di piedi, caviglie e ginocchia, ragione per cui si vede raramente nelle moderne sale pratica occidentali.
Se le ginocchia protestano, siediti su un mattoncino o un cuscino
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4. Ustrasana (Posizione del cammello)

Richiede forza, coraggio e flessibilità.
In ginocchio, afferra i talloni e spingi pube e basso ventre avanti e verso l’alto, inarcando la schiena.
Poi, ruota la testa indietro, guarda verso l’alto.
Se non riesci ad appoggiare agevolmente le mani sui talloni, esegui pratiche preparatorie, prima di tentare la posizione che può mettere a rischio le ginocchia. La preparazione va curata con attenzione e pazienza.
Puoi anche eseguirla salendo, ovvero partendo da seduto sui talloni.Una preparazione semplice: mani sulla zona lombare, dita verso il basso, e solo il petto che si apre.
Evitala con problemi alla zona lombare o al collo
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5. Uttanasana (Posizione della pinza in piedi)

Parti in piedi, scendi lentamente con le braccia a terra ad afferrare, se riesci, gli alluci o mettere le dita o addirittura i palmi sotto le piante dei piedi (quest’ultima variante si chiama Padahastasana, “mani sotto i piedi”).
Stira la parte lombare della schiena, facendo spazio nell’addome e lasciandoti aiutare dalla gravità. Se non riesci a toccare i piedi, appoggia le mani sulle tibie o piega le ginocchia.
Allunga tutta la catena muscolare-tendinea posteriore.
Controindicazioni: glaucoma, problemi di pressione agli occhi, pressione alta. Con problemi cardiocircolatori e all’orecchio interno, alzati molto lentamente, sollevando la testa per ultima. Se gira la testa, consulta un medico.
6. Baddha Konasana (Posizione della farfalla)

Seduto, unisci le piante dei piedi e lascia scendere le ginocchia ai lati.
Afferra i piedi, allunga la colonna e respira dal basso ventre: a ogni espirazione lascia che le anche si aprano un po’ di più, senza spingere sulle ginocchia.
Resta 1–3 minuti.

In alternativa , se le anche ti procurano disagio. sdrsisti lasciando le ginoccchia cadere ai lati con le piante dei piedi uniti.
S e le ginocchia rimangono alte, metti un cuscino sotto ciascuna.
È la posizione più semplice per aprire il bacino, la sede di Svadhisthana, ed è adatta anche a chi comincia.
Meditazione e mantra per il secondo chakra
- Siediti comodo, con la schiena dritta: va bene anche in Virasana o su un cuscino.
- Porta l’attenzione al basso ventre, quattro dita sotto l’ombelico, e respira lentamente in quella zona.
- Visualizza una luna crescente arancione, o un’acqua calma che si muove piano.
- Ripeti il bija mantra VAM, a voce bassa o mentalmente, per 5–10 minuti. Se preferisci, puoi anche solo ascoltarlo.
- Prima di chiudere, fai qualche respiro di Nadi Shodhana per riportare equilibrio.
Secondo chakra: domande frequenti
Dove si trova il secondo chakra?
Nel basso ventre, all’altezza dell’osso sacro, alla radice degli organi genitali: circa quattro dita sotto l’ombelico. Per questo è chiamato anche chakra sacrale.
Che colore ha il secondo chakra?
L’arancione, il colore dell’energia vitale e della creatività. Nei testi tantrici antichi il loto di Svadhisthana è descritto di colore vermiglio.
Qual è il mantra del secondo chakra?
Il bija mantra VAM, la sillaba-seme dell’elemento acqua. Si ripete durante la meditazione, a voce o mentalmente.
Cosa significa Svadhisthana?
In sanscrito sva significa “sé” e adhisthana “dimora”: Svadhisthana è “la propria dimora”, il luogo dove abita il sé.
Quali asana aiutano il secondo chakra?
Le posizioni che aprono il bacino e le anche, come Baddha Konasana, Virasana e Ustrasana, e quelle che lavorano su torsione ed equilibrio, come Parivrtta Trikonasana e Parsvakonasana.
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Autore
Gianni Da Re Lombardi – IGianni Da Re Lombardi – Insegnante Yoga, ha collaborato per cinque anni con Yoga Journal edizione italiana. Successivamente si è trasferito in Versilia dove insegna Yoga e si occupa del blog Benzina Zero, dedicato alla mobilità urbana.
Autore di fumetti da giovane, poi copywriter pubblicitario in agenzie di pubblicità e direct marketing a Milano, consulente di e-commerce, segretario generale dell’Art Directors Club Italiano e dell’Interactive Advertising Bureau capitolo italiano. Insegnante Yoga, ha collaborato per cinque anni con Yoga Journal edizione italiana. Successivamente si è trasferito in Versilia dove insegna Yoga e si occupa del blog Benzina Zero, dedicato alla mobilità urbana..




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